Il modo migliore per recuperare una distorsione alta della caviglia
Proseguiamo con la nostra serie di articoli su caviglia, piede e aree articolari correlate. Oggi tratteremo la distorsione alta alla caviglia. Questa può essere identificata come una lesione ai legamenti della parte alta della caviglia, ossia dell’area che si trova proprio sopra all’articolazione che quotidianamente viene definita caviglia.
I legamenti interessati collegano tibia e perone, pertanto la lesione che oggi affrontiamo coinvolge queste ossa interessate e la sindesmosi che le connette. La sindesmosi è infatti un particolare tipo di articolazione fibrosa di tipo connettivo, interossea, che correla due aree che, come in questo caso, hanno una mobilità ridotta.
Va detto che, statisticamente, le distorsioni alla caviglia alta sono senza dubbio meno comuni rispetto a quelle alla caviglia bassa. Tuttavia, del pari, va evidenziato come queste siano certamente più invalidanti. Per questo motivo, è forse un bene che siano infortuni più rari!
Cerchiamo di capire allora infortuni associati, sintomatologia, tipologia di cura per questo tipo di distorsione.
Cosa succede quando si ha una distorsione alla caviglia?
Partiamo con le cattive notizie: una lesione alta alla caviglia implica, con buona probabilità, un ben più alto livello di complessità nell’ottica del completo recupero contrariamente alle comuni distorsioni alla caviglia inferiore. La ragione di questa difficoltà nel recupero è probabilmente da associare alla funzione di equilibrio e capacità di mantenere stabilità in relazione al peso sostenuto dalla caviglia.
Ora, se una distorsione implica stabilità, un tutore solido (gesso, stivale ortopedico) possono garantire immobilità, movimento e recupero. Ma se, nel caso di lesioni più gravi come quelle da noi prese in esame, il paziente soffre di instabilità causata dall’infortunio, la faccenda si fa più complicata. Trattamenti fisioterapeutici, esercizi specifici e, in alcuni casi, interventi chirurgici caratterizzano le terapie di recupero.
A tal proposito, mentre nel caso di slogature stabili della caviglia alta si evita per lo più l’intervento chirurgico, le slogature instabili della caviglia alta di solito richiedono una fissazione chirurgica. In base a ciò, e di conseguenza, qualsiasi distorsione alla caviglia che presenta sintomatologia, aree contuse e tipologia d’infortunio associabili alla distorsione della caviglia alta, deve essere presa in esame in vista del miglior trattamento.
Alla luce di queste informazioni che ti ho dato, occorre chiedersi: cosa può causare una distorsione?
Cosa causa una distorsione alla caviglia?
Questo tipo di infortunio si verifica, generalmente, per via della frizione e dell’eccessivo stress a cui l’area interessata è sottoposta, a seguito di una tensione oppositiva tra le aree muscoloscheletriche coinvolte – ad esempio, tra gamba e caviglia, tra piede e parte superiore della caviglia etc. Ad esempio, se il nostro piede è ben piantato a terra e allo stesso tempo la caviglia è spinta a un movimento rotatorio intenso verso l’esterno, ecco che si può verificare una distorsione.
Del pari, anche i legamenti alti della caviglia possono slogarsi: quando la caviglia viene caricata gravemente e sottoposta a un’eccessiva dorsiflessione. Immaginiamo, per comprendere questo tipo di movimento, la torsione che si fa fare alla gamba facendo un passaggio giocando a calcio.
Quali sono i sintomi di una distorsione alla caviglia?
La natura traumatica delle distorsioni alla caviglia possono causare una sintomatologia eterogenea. I pazienti affetti da queste lesioni descrivono in sintomi in genere in questo modo:
- Il dolore avvertito sopra la caviglia aumenta proporzionalmente con la rotazione del piede verso l’esterno,
- Il malessere sentito sopra la caviglia aumenta camminando. Camminare causa lividi e gonfiori nella parte superiore della caviglia e attorno al malleolo,
- Risulta impossibile alzare e roteare l’area contusa.
Ovviamente, maggiore è lo stress e l’innaturalità del movimento cui è sottoposta l’area, maggiore sarà il grado di distorsione della caviglia: lieve, moderata, grave.
Chiaramente distorsione e frattura hanno sintomatologie e compromissioni sensorimotorie e muscoloscheletriche diverse: un paziente con una distorsione grave della caviglia, priva di fratture ossee, può sopportare il peso e camminare – anche se a rilento – ma avrà forte dolore attorno all’area che congiunge tibia e perone, appena sopra la caviglia. Un dolore altrettanto forte, se collocato però attorno all’area posteriore della caviglia, è invece particolarmente preoccupante, in quanto è spesso associato a una frattura o contusione ossea, compromettendo l’equilibrio e la gestione del peso.
Lo so, queste informazioni che ti sto dando non sono confortanti. Ma non facciamoci prendere dal panico: pensa che ci sono molti esperti e professionisti in grado di diagnosticare i vari tipi di lesione in tempo, garantendo trattamenti specifici in grado di sostenere il tuo recupero. Capiamo come!
Come viene diagnosticata una distorsione alla caviglia?
Il fisioterapista, il medico sportivo o il chirurgo della caviglia valuterà clinicamente l’integrità dei legamenti della caviglia mediante varie tecniche specifiche, trattamenti e strumentazioni appropriate. Se si sospetta una distorsione alla caviglia, ad esempio, si può raccomandare una radiografia, una TAC o una risonanza magnetica per confermare la diagnosi.
Nel caso di distorsione, il radiologo controllerà la presenza di un distaccamento (o gapping) tra le ossa nell’articolazione tibio-fibulare inferiore, come mostrato nella radiografia qui in basso – ossia un distaccamento e allentamento derivato dalla distorsione nell’area tendinea, ossea e muscolare. Se si nota un distaccamento superiore ai 2 millimetri il rischio è che l’area possa diventare instabile, ossia non possa più sostenere il peso, e richieda perciò stabilizzazione chirurgica.
Qual è il trattamento per la distorsione della caviglia alta?
La rottura o l’allungamento innaturale dei legamenti della caviglia determina il distaccamento (o gapping) delle ossa dell’area interessata, causando dolore e perdita di stabilità. Pertanto, spesso si deve ricorrere all’uso di stampelle o scarponi ortopedici.
Come già accennato, considerando il tipo di lesione con cui abbiamo a che fare, nel trattamento di recupero è cruciale ottenere stabilità tra tibia e perone, là dove l’area interessata è deputata al bilanciamento e alla gestione del peso, utile a camminare, correre e restare in piedi. Allo stesso modo è necessario garantire la riacquisizione della capacità rotatoria del perone rispetto alla tibia: accanto alla stabilità, è necessario ottenere nuova elasticità.
Il trattamento fisioterapeutico presenta pertanto una serie di obiettivi specifici, al fine di riabilitare la caviglia e prevenire qualsiasi ricaduta o recidiva o, peggio ancora, una prematura artrite che può portare a interventi chirurgici obbligatori. Tra gli obiettivi principali ricordiamo:
- Protezione da ulteriori lesioni, sollievo dal dolore e controllo dell’infiammazione,
- Ripristinare l’intera gamma di movimento, per estensione e intensità,
- Rafforzare i muscoli della caviglia e del polpaccio,
- Ripristinare la propriocezione e l’equilibrio generale,
- Ripristino della funzione normale delle aree, per qualsiasi tipo di attività da svolgere, tra cui:
- La possibilità di camminare normalmente,
- La possibilità di saltare e atterrare normalmente,
- Riacquisire velocità e agilità di movimento,
- Riacquisire le competenze specifiche per lo sport che il paziente pratica,
- Riprendere lo sport mediante programmi specifici e graduali
Progressione e fasi del trattamento per la distorsione della caviglia alta
Qui di seguito ti mostrerò le fasi specifiche del trattamento di recupero per la lesione della caviglia alta. Voglio subito sottolineare che la suddivisione in aree è utile a noi per capire come funziona il recupero efficace, ma è bene evidenziare che non c’è soluzione di continuità tra queste varie fasi. Alcune attività dell’una si potranno mescolare ad alcune fasi dell’altra, e le tempistiche non saranno affatto rigide, bensì elastiche e commisurate alle tempistiche di recupero del caso, sulla base ovviamente della competenza del fisioterapista che monitorerà ogni step con cura e attenzione. Insomma, gli step sono parte di un unico percorso strutturato, necessario a un recupero strutturato e funzionale. Iniziamo!
Fase 1 – Protezione dalle lesioni: Sollievo dal dolore e consigli antinfiammatori
Come per la maggior parte delle lesioni dei tessuti molli, il trattamento iniziale si fonda sulla relazione tra riposo, utilizzo del ghiaccio, compressione mediante bendaggi ed elevazione verso l’alto della caviglia. Esaminiamo queste quattro procedure:
- Riposo: nella fase iniziale molto probabilmente non riuscirete a camminare sulla caviglia slogata. Il primo obiettivo è pertanto quello di offrirti un po’ di riposo da posture e movimenti che provocano dolore. Ciò significa che si dovrebbe smettere di fare il movimento o l’attività che provoca il dolore alla caviglia. L’utilizzo di tutori e stampelle sarà funzionale nella misura in cui ti garantirà la possibilità, gradualmente, di sopportare il peso.
- Ghiaccio: modalità semplice ed efficace per ridurre il dolore e il gonfiore, consiste com’è intuibile nell’applicazione di impacchi di ghiaccio attorno all’area lesa. Nello specifico, è consigliato applicare il ghiaccio ogni 2-4 ore per 20-30 minuti durante la fase iniziale e/o quando è calda o gonfia.
- Compressione: l’utilizzo di bendaggi in grado di comprimere, proteggere e tenere ferma l’area è alla base del trattamento. Un bendaggio compressivo, una calza a compressione Tubigrip o un nastro di supporto per la chinesiologia aiuteranno sia a sostenere i tessuti molli lesionati che a ridurre l’eccessivo gonfiore.
- Elevazione: i magici effetti della forza di gravità! Alzando la caviglia con specifici bendaggi sino all’altezza del petto (o poco più giù) si ridurrà il gonfiore eccessivo, per via dell’azione sulla circolazione sanguigna.
Ovviamente non è da escludere il trattamento farmaceutico. Infatti, farmaci antinfiammatori e creme naturali come l’arnica possono aiutare a ridurre il dolore e il gonfiore. Tuttavia, va detto, è meglio evitare gli antinfiammatori durante le 48-72 ore iniziali, in quanto possono favorire ulteriori emorragie!
Fase 2 – Ripristinare l’intera gamma di movimento
La protezione è alla base del trattamento di recupero per garantire l’attacco e la guarigione dei legamenti dell’area interessata. Ci vogliono almeno 6 settimane per la formazione di una cicatrice, segno di un avviato processo di guarigione. In questa fase praticare massaggi e esercizi studiati ad hoc per garantire l’avvio del processo di recupero è cruciale: permettere l’allungamento graduale dei tendini e il riavvicinamento delle ossa, così come il recupero di elasticità e forza sono gli obiettivi centrali.
Fase 3 – Ripristinare la forza muscolare
I muscoli del polpaccio, della caviglia e del piede, data la quantità e tipologia di movimenti a cui sono addetti, e dato il peso che devono sostenere, sono sottoposti a esercizi specifici proprio per garantire il graduale recupero della forza. Solitamente, si passa da esercizi a corpo libero a esercizi con pesi specifici per garantire l’incremento della resistenza oltre che della forza.
Fase 4 – Normalizzare la biomeccanica del piede
Non si deve soltanto guarire, si deve impedire che accada di nuovo. A suo modo anche la cura è un’azione preventiva, volta a evitare ricadute e recidive. Ad esempio, in alcuni casi si può richiedere un’ortesi plantare da utilizzare per camminare, utile a mantenere la posizione corretta. Tutta una serie di esercizi poi potrà essere praticata dal paziente al fine di ristrutturare l’area e prevenire problemi futuri.
Fase 5 – Ripristinare l’alta velocità, la potenza, la propriocezione e l’agilità
Come potrai intuire, la maggior parte delle lesioni alla caviglia alta si verifica durante attività caratterizzate da movimenti intensi e rapidi, che causano forte stress alla caviglia e alle strutture adiacenti. Velocità e stress sono sostenibili a patto che siano intatti, anzitutto, equilibrio e propriocezione – ossia il senso della propria posizione corporale, sia in senso complessivo che in senso dettagliato, relativamente a aree specifiche.
Ecco che, allora, accanto a esercizi su velocità, resistenza, forza, saranno presenti anche esercizi per garantire il recupero di propriocezione e equilibrio – in relazione alle attività sportive a cui siete maggiormente abituati o che praticate di più, per hobby o professione.
Fase 6 – Ritorno allo sport
Ritornare al proprio sport implica avere attenzioni specifiche in relazione non soltanto alla lesione, ma anche al tipo di attività a cui le aree interessate sono sottoposte specificamente. In generale, il trattamento di recupero deve portare a un risultato generale che è considerato come una cartina tornasole per questo genere di lesioni: il paziente dovrà essere in grado di saltare almeno 15-20 volte di seguito senza dolore prima di poter tornare al proprio sport prediletto!
Questo è l’ultimo step prima dell’effettivo rientro: ti aspetta l’ovazione del pubblico all’arrivo al campo!
Già…ma quanto ci vuole?
Qual è il tempo di recupero da una distorsione alla caviglia?
Avevamo, poco fa, profilato un periodo di tempo necessario a un recupero efficace: 6 settimane. Spieghiamo in qual caso e perché questo pare essere il periodo utile a recuperare da un infortunio del genere.
Le distorsioni alla caviglia alta sono più gravi delle comuni distorsioni, in quanto coinvolgono e compromettono aree strutturalmente più delicate, in maniera più radicale, andando a inficiare sull’intera gestione del peso e dei movimenti. Di nuovo, è importante ribadire un concetto fondamentale: bisogna capire se la lesione è stabile o instabile. Se è stabile sarà sufficiente l’utilizzo di gessi o tutori, facendo poi affidamento ai trattamenti sopra descritti. In questo caso si può fare riferimento alle 6 settimane per un recupero definitivo. Se è instabile, invece, sarà probabilmente necessario ricorrere, sfortunatamente, alla chirurgia: in tal caso le 6 settimane si scavalleranno, in quanto la lesione sarà più radicale, così come più radicale sarà il trattamento di recupero.
Dipende insomma dalla gravità del danno. In precedenza avevamo ipotizzato 3 gradi di gravità del danno: lieve, moderato e grave. È anche in base a questi parametri che si evinceranno i tempi plausibili per un recupero efficace e le modalità di trattamento. Capiamo allora quali siano sintomi e compromissioni relativi a questi livelli di lesione!
Grado 1 – Lieve
In casi lievi, ci si può aspettare una guarigione completa dei legamenti a circa 6 settimane – potrebbe essere necessario più tempo per prepararsi di nuovo allo sport funzionale.
Nella maggior parte dei casi lievi il trattamento associato è il riposo: far riposare l’area lesa garantirà il recupero. Tuttavia, spesso, queste lievi distorsioni si traducono in rigidità articolare, lassità dei legamenti, debolezza muscolare, riduzione della propriocezione. Ecco perché è richiesto un trattamento attento anche per i casi lievi: strategie compensatorie porteranno a una serie di movimenti che, per evitare il dolore causato dalla lesione, ne provocheranno altre emergenti a distanza di mesi o anni! Mi raccomando, non esitate a contattare il vostro fisioterapista, anche nei casi più lesione che pare essere lieve e poco grave!
Grado 2 – Moderato
Le lesioni di grado 2 si verificano quando si ha una lesione significativa del legamento, impedendogli l’allungamento funzionale. Nella maggior parte dei casi, queste lesioni si traducono in un periodo di recupero di 6-12 settimane. Di più, da questo livello di lesione possiamo incontrarne anche di instabili. So che ormai avrai capito cosa ciò comporti: esatto, intervento chirurgico. Le riabilitazioni delle lesioni moderate deve portare a:
- Gamma completa di movimento.,
- Forza completa,
- Propriocezione completa,
- Potenza e agilità complete,
- Ritorno alle esercitazioni sportive specifiche completo.
Grado 3 – Grave
Le lesioni gravi del legamento si verificano quando questo è completamente rotto. Lesioni più gravi ad alta distorsione della caviglia possono anche includere fratture delle ossa o distorsioni della caviglia, richiedendo tempi e modalità riabilitativi ben più duraturi e complessi.
Se la lesione è instabile si può fare affidamento, mediante chirurgia, a componenti aggiuntive da impiantare nell’area lesa come le “viti sindesmotiche”, posizionate tra tibia e perone per mantenere le ossa in posizione corretta durante il periodo di guarigione del legamento. Queste viti, in grado di tenere unite le componenti lese, accompagneranno il paziente durante il periodo di guarigione – e anche dopo! – che di solito si aggira tra i 3 e i 6 mesi, ma dipende dalla condizione specifica del paziente.
Spero di esserti stato utile! Come sempre, ci vediamo al prossimo articolo oppure nel mio studio di fisioterapia a Roma Eur Marconi, ciao!




